Il Pensiero Prestato

Come vogliamo che sia tratta la cosa che per noi è più preziosa quando la prestiamo a qualcuno?

Quanta fiducia riponiamo in quella persona a cui affidiamo chi è più importante per noi? Quanta cura dovremmo avere invece per custodire noi una cosa del genere per gli altri? Una responsabilità enorme che dovremmo sostenere, che in realtà sosteniamo in ogni attimo anche senza rendercene conto. Se da noi dipendesse la vita di nostro figlio o di nostra madre metteremmo una cura enorme nel fare quel che dobbiamo, la stessa che mette un cardiochirurgo in un intervento a celo aperto. Semplice fare un esempio sulle responsabilità dirette, più difficile immaginare che un battito di ali di una farfalla sulle Ande possa provocare un uragano negli Stati Uniti. Ancora più difficile capire quale effetto può avere il mio passaggio di oggi nel mondo tra cento anni. Non si può assolutamente stare tranquilli con tutto questo peso sulle spalle! Ma è veramente così difficile? È così difficile per una buona madre dare una buona educazione? É così difficile per un buon maestro dare le giusta educazione? Forse basta mettere cura e attenzione in ciò che si fa, non per gli altri, ma per noi per essere liberi dai rimorsi. Figuriamoci che tutto ciò che ci circonda fosse nostro, o meglio che ci sia stato prestato per un periodo, diamo molta importanza a ciò che abbiamo, ma dovremmo darne di più a ciò che non ci appartiene, è una questione di rispetto, di amor proprio e per gli altri. E quindi tutto lo abbiamo avuto in prestito, la terra dove camminiamo, l’animo e l’umore delle persone intorno a noi, l’amore che ci riempie e la vita stessa che per quanto martoriata e flagellata da noi e dagli altri resiste nella speranza. Quando camminiamo dobbiamo fare attenzione a dove mettiamo i piedi, non tanto per accorgerci di qualche ricordino sgradito lasciato da qualche animale, ma per non lasciarne, perchè incuranti del nostro spreco ci circondiamo di sporcizia, che è talmente tanta da sommergere noi, chi ci sta vicino, chi ci è lontano e ne lasciamo tantissima anche per tutti quelli che ci succederanno. L’Immondizia puzza, ti lascia quell’olezzo nelle narici anche per molto tempo dopo che te ne sei liberato. I rifiuti non sono solo solidi, liquidi, ma anche spirituali e intellettuali. Chi produce rifiuti insegna a produrre rifiuti, rifiuto intellettuale, chi spreca, scarta, sporca intristisce il prossimo, rifiuto spirituale, e lascia schifo in giro solido e liquido. Capita anche chi trasforma se stesso in rifiuto, inquinandosi con sostanze mangiandosi quello che farebbe sopravvivere dieci persone, procurando sofferenze e dolore. Se mia moglie prestasse il suo abito da sposa a mia figlia e lei lo imbrattasse e sgualcisse come si sentirebbero, una volta presa entrambe coscienza dell’accaduto? Quel piccolo filo, spezzato, della trama che le lega potrà ricucirsi? Rimarrà un piccolo filo rotto? Provocherà uno strappo o una lacerazione? Forse l’unica cosa che veramente ci appartiene sono le cicatrici, con cui impariamo a convivere e che difficilmente lasciamo agli altri, che portiamo via con noi quando smettiamo di passare, anche se alcune potrebbero anche essere d’esempio, buono si spera, ma spesso anche cattivo.

Proprietà Personale

La proprietà personale posta in un ottica di centoquaranta anni è un concetto assurdo nessun uomo può possedere qualcosa per centoquaranta anni, quindi, si deduce che ciò che ha, lo ha ricevuto in qualche modo, anche comprare è un modo per ricevere, e prima di quanto pensa è costretto a lasciarlo a qualcuno in una qualche forma, anche ciò che si è comprato viene lasciato.

Il Buon Custode

Esiste qualcosa di materiale che ci appartiene veramente o lo riceviamo solo in prestito? Se siamo custodi, il miglior modo per custodire è preservare quello che ci è affidato e se possibile perfezionarlo, svilupparlo o farlo evolvere. Il buon tutore si preoccupa di ben indirizzare i suoi allievi, perché l’insegnamento più efficace è il buon esempio. Quindi buoni custodi educano e producono nuovi migliori buoni custodi, promuovono la tutela del circondario e dei suoi abitanti. Il buon custode è colui che tutto ciò che ha intorno lo promuove migliorandolo ed insegna a gli altri a farlo, non è di certo colui che trasforma tutto quello che gli è affidato in rifiuto, purtroppo anche lui non può tenere niente per lui, quello che riceve lascia e l’egoismo è solo peggiorare il sorvegliato.

Le Idee

Il pensiero stesso, le idee ci appartengono? Ci rimangono i ricordi delle idee e dei pensieri, che se non condivisi rischiamo di dimenticare, come i sogni al mattino, come gli incubi dopo qualche giorno. Idee e pensieri un attimo dopo averli avuti già siamo costretti a lasciarli, come piccoli soffi d’aria fresca in un giorno di caldo senza sole, che ci sfiorano le guance per darci un sollievo psichico più che fisico. Quindi queste stesse parole le sto lasciando, possono essere prese usate, migliorate o denigrate e rifiutate. Se ognuno tenesse per se idee e pensieri, scordandoli, morirebbero e non avrebbero la possibilità di crescere e diventare grandi perché privati dei confronti, delle critiche, delle obbiezioni, del progresso stesso in cui incorrerebbero se condivisi con tutti gli altri pensieri e idee possibili o anche spegnersi come tutte le cose che hanno un inizio e una fine, non tutto è destinato a passare ai posteri e non è detto che ci rimanga per sempre. Anche perché i nostri ricordi sono influenzati da parte di ciò che salvaguardiamo, che tanto più è ben tutelato, tanto più saranno positivi i nostri ricordi dei lumi.

La Proprietà Intellettuale

Di tutte le proprietà è la più insensata, per la natura stesso dell’intelletto, a cui arrivano entità fugaci di cui mantiene una versione filtrata dalla somma dei ricordi delle esperienze stratificate in un unica sostanza definita noi stessi. Quindi essendo i ricordi la brutta copia derivata delle idee che sono inafferrabili e i ricordi invece inaffidabili, quale sarebbe la materia in oggetto della proprietà intellettuale? Un oggetto grezzo e inutilizzabile, quale il ricordo di un idea, può essere solo raffinato e smussato dal confronto con altri ricordi di idee, per poter poi giungere ad un risultato comune accettabile, che potrebbe anche essere definito brillante.

L’Affetto

Ci è dato, affidato attimo per attimo e tutti gli attimi sono diversi, dovremmo godere di quelli che riceviamo ed elargirne tanti a nostra volta, serbarli e custodirli, lasciandoci custodire e preservare i nostri che poniamo nell’animo altrui. Alcuni attimi tornano e altri spariscono per sempre e questo è spesso indipendente dalla nostra condotta, certo che il cattivo comportamento non favorisce i bei momenti, ma anche i giusti modi non garantiscono nessun istante.

L’Ambiente

Nella riflessione su quello che si potrebbe erroneamente considerare in nostro possesso la terra il cielo, tutto quello che vi è sopra, sotto e in mezzo a questi due elementi, sono le cose più lontane dal poter essere considerate proprietà di qualcuno. Lo dimostra il fatto che le troviamo tutt’intorno a noi quando nasciamo e le restituiamo nel momento preciso della nostra morte, anzi probabilmente simo noi visto che siamo compresi tra terra e cielo che apparteniamo a loro, se paragonassimo la terra ad un organismo e il comportamento dell’umanità in esso si potrebbe tranquillamente affermare che siamo una malattia autoimmune, perché se fossimo virus aggrediremmo l’ospite per sopravvivere, invece siamo parte dello stesso corpo, ma per un nostro difetto ci siamo trasformati in malattia e lo attacchiamo come un nemico per distruggerlo, spesso le malattie autoimmuni sono incurabili, la nostra terapia potrebbe essere il rispetto per la culla che dovrà accogliere i neonati futuri, come la rispettano due genitori che la preparano per il nascituro, e come la protegge la mamma incinta.

Politica

Partendo dal punto di vista della non appartenenza dei beni e dalla non proprietà sappiamo che tutto ciò di cui disponiamo lo abbiamo in comodato d’uso e perciò lo dovremo amministrare con intelligenza perché poi lo dovrà utilizzare e amministrare qualcun altro. Da qui la politica potrebbe essere concepita come l’utilizzo del potere e della forza per il benessere esclusivo delle comunità presenti, ma anche e soprattutto future, prendendo esempio da quelle passate se coerenti con i principi di preservazione e cercando di non ripetere i loro errori, anche se non è semplice per il problema della ciclicità insita nella natura umana e per l’effetto della propagazione dell’errore. L’utilizzo indiscriminato delle risorse quindi è sbagliato, ma è anche impossibile prevedere una divisione equa di esse, visto che non si conoscono le dimensioni delle comunità future. Si potrebbe comunque insegnare a non ambire al lusso e alla dissolutezza che spesso portano alla costituzioni di paradossi assurdi come al valore spropositato dell’oro su cui si basano le solidità economiche degli stati, infatti l’oro è solo un metallo, un elemento naturale che luccica e basta, non fornisce ne energia ne tanto meno nutrimento, il suo valore è dato un po’ dal principio della gazza ladra accecata dal brillare e nulla più, un principio quanto meno limitato se rapportato ai parametri di valutazione delle necessità umane e della terra. La politica dovrebbe predisporre un principio di sfruttamento delle risorse gerarchicamente compatibile, le prime risorse da utilizzare dovrebbero essere quelle che la tecnica e la scienza permettono essere rinnovabili quindi riutilizzabili e non inquinanti per l’ambiente, poi quelle che non sono rinnovabili, ma nemmeno inquinanti e per ultime, ma solo in caso di inevitabilità, che grazie al progresso ad oggi potrebbero essere quasi sempre evitate, le risorse non rinnovabili ed inquinanti. La politica dovrebbe anche controllare la tecnologia e impedirne l’utilizzo se essa è potenzialmente pericolosa, andrebbe abolita, e non valutata con il principio che se non c’è niente che dimostri la pericolosità allora è accettabile, perché di frequente l’effetto nocivo lo si apprezza solo nel tempo, a meno che non sia un’applicazione devastante da subito per l’uomo e l’ambiente. Dopo trenta o cinquanta anni si incorre in disastri ambientali e umani come intere popolazioni affette da cancro o oceani sommersi da laghi di petrolio e cumuli di plastica galleggiante. La politica che possiamo attuare ognuno di noi direttamente con le nostre azioni è tanto importante quanto quella attuata dalle cariche istituzionali elette e nominate. Perché la coscienza comune e i comportamenti adottati da ampie comunità determinano boicottaggi o esigenze che non possono essere ignorate da chi legifera, dire che non siamo interessati alla politica è come dire che non abbiamo a cuore noi stessi ne tanto meno chi ci succederà. Sono idee e pensieri autolesionisti e degradanti, perché la politica coinvolge le nostre vite e i luoghi in cui viviamo; siamo addirittura coinvolti sia dalla politica presente che da quella passata; quindi ogni scelta politica ha sempre un doppio effetto quello attuale e quello futuro; dunque noi dovremmo sacrificarci per i figli della terra di domani per lo stesso principio di preservazione della specie che adotta un padre quando si sacrifica per il figlio in maniera innata.

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